Il kiwi che l'Italia ha coltivato per prima: quanto ne coltiva ancora?

Il kiwi arriva in Italia come frutto esotico durante il boom economico degli anni Sessanta e Settanta, e l'Italia diventa tra i primi paesi europei a coltivarlo su scala commerciale, in particolare tra Lazio ed Emilia-Romagna. Oggi è l'unico prodotto del paniere di dipendenza alimentare tracciato da MapTheFood che l'Italia produce più di quanto ne consumi: ma la sua storia recente è anche quella di un primato eroso da una malattia batterica e dalla concorrenza mondiale. Questa pagina segue entrambe le storie con i dati disponibili, fonti e limiti dichiarati a ogni passaggio.

Un frutto arrivato tardi, diventato presto italiano

Originario della Cina e coltivato per la prima volta su scala commerciale in Nuova Zelanda nei primi del Novecento, il kiwi arriva in Italia solo con il boom economico degli anni Sessanta e Settanta, come tanti altri prodotti alimentari di quella stagione. L'Italia diventa tra i primi paesi europei a coltivarlo su scala commerciale, concentrando la produzione soprattutto in Lazio, ancora oggi la prima regione italiana con circa il 30% della produzione nazionale, ed Emilia-Romagna, seconda con circa il 17%. Nel 1985 l'Italia deteneva l'11% della produzione mondiale di kiwi; nel decennio successivo quella quota aveva superato il 40%, il punto più alto del suo peso sul mercato globale.

Da quel picco degli anni Novanta la quota italiana sulla produzione mondiale è scesa in modo costante, non perché l'Italia abbia smesso di coltivare kiwi, ma perché il resto del mondo, Cina in testa, ha aumentato la propria produzione molto più rapidamente. È un declino relativo prima ancora che assoluto, come i dati più recenti chiariscono nella sezione sulla classifica mondiale.

Quanto kiwi produce oggi l'Italia

Il kiwi resta l'unico dei cinque prodotti alimentari del paniere di dipendenza tracciato da MapTheFood con un'autosufficienza sempre sopra il 100%: 163,1% nel 2020, un picco al 223,2% nel 2023, 142,5% nel 2024. Un valore sopra il 100% non è un errore di calcolo, indica che l'Italia produce più kiwi di quanto ne utilizzi al proprio interno, esportando l'eccedenza.

2020
163,1%

2022
164,0%

2023
223,2%

Il valore più alto della serie 2020-2024.

2024
142,5%

In calo di 80 punti rispetto al 2023, ma sempre ben sopra il 100%.

Il forte calo tra il 2023 e il 2024 non racconta una crisi improvvisa dell'autosufficienza italiana: riflette soprattutto un'annata di raccolto più debole, coerente con il calo di produzione fisica descritto più sotto. Anche nell'anno peggiore della serie, l'Italia resta comunque un esportatore netto di kiwi.

La serie completa, insieme agli altri quattro prodotti del paniere, nella vista Dipendenza alimentare e flussi commerciali.

Da chi arriva il poco kiwi che l'Italia importa

Anche un paese esportatore netto importa una quota di prodotto, e per il kiwi quella quota arriva soprattutto da un solo vicino: la Grecia. Nel 2023 la Grecia copriva il 46,6% dell'import italiano di kiwi; nel 2024 la sua quota scende al 33,3%, mentre l'indice di concentrazione (HHI) cala da 2.786,9 a 2.391,6, segno di un import che si distribuisce su più fornitori.

Primo fornitore, 2024
Grecia, 33,3%

CR3 80,0%, CR5 90,3%, HHI 2.391,6.

Primo fornitore, 2023
Grecia, 46,6%

CR3 78,4%, CR5 91,3%, HHI 2.786,9: concentrazione più alta dell'anno successivo.

Anche la Grecia, terzo produttore mondiale di kiwi, compare più avanti nella classifica globale di questa pagina.

La batteriosi che ha colpito gli impianti italiani

Dietro il calo di produzione fisica degli ultimi anni c'è soprattutto una malattia: la batteriosi del kiwi, causata dal batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA), un cancro batterico che colpisce piante e frutti e che in Italia ha compromesso, cumulativamente dal 2012 a oggi, oltre 8.600 ettari di impianti, secondo le stime di CSO Italy riprese da Coldiretti. Tra il 2012 e il 2021 il fenomeno aveva già investito circa 7.200 ettari, con un impatto particolarmente marcato in Piemonte (circa 2.000 ettari) e Veneto (circa 2.000 ettari), e ancora di più nel Lazio (oltre 2.500 ettari), la prima regione produttrice.

Il 2023 è un anno che sintetizza bene l'effetto cumulato: la produzione italiana complessiva scende del 7% rispetto al 2022, a circa 311.000 tonnellate, e per il solo kiwi verde, ancora la varietà più diffusa, il calo arriva al 15%, attribuito da Coldiretti a danni da gelo, alla contrazione delle superfici coltivate e soprattutto alla "moria", il fenomeno di deperimento delle piante legato alla batteriosi.

Ettari compromessi dal 2012 a oggi
oltre 8.600

Stima cumulativa CSO Italy, ripresa da Coldiretti.

Produzione italiana, 2023
circa 311.000 t

-7% rispetto al 2022.

Superficie coltivata, oggi vs 2018
-11,6%

Calo della superficie a kiwi in Italia.

La batteriosi non è l'unica causa del calo, gelate e riconversioni verso altre colture pesano anch'esse, ma è quella più citata dalle fonti di settore come fattore strutturale: a differenza di un'annata climatica sfavorevole, un impianto colpito da PSA può restare compromesso per anni, non solo per una stagione.

La classifica mondiale, e il posto dell'Italia oggi

Il primato produttivo mondiale oggi appartiene alla Cina, con circa 2,36 milioni di tonnellate nel 2023, quasi tutte destinate al mercato interno: una scala che nessun altro paese avvicina. La Nuova Zelanda, pur producendo molto meno (circa 670.000 tonnellate), domina l'export mondiale con oltre il 40% del valore scambiato nel mondo, grazie soprattutto al marchio Zespri. L'Italia, con poco meno di 400.000 tonnellate nel 2023, resta comunque tra i grandi esportatori mondiali, con circa il 20% delle quantità di kiwi vendute nel mondo, davanti a Grecia (circa 347.000 tonnellate, oltre il 57% esportato) e Iran (oltre 295.000 tonnellate). Il Cile, che nel 2012 aveva toccato un picco di 281.000 tonnellate, oggi ne produce circa 115.000, una quota di export del 7%.

Produzione di kiwi per paese, dato più recente disponibile (2023, salvo indicazione diversa).
PaeseProduzioneNota
Cina2,36 milioni di tQuasi interamente destinata al mercato interno
Nuova Zelandacirca 670.000 tOltre il 40% del valore export mondiale (Zespri)
Italiapoco meno di 400.000 tCirca il 20% delle quantità vendute nel mondo
Greciacirca 347.000 tOltre il 57% della produzione esportata
Iranoltre 295.000 tMercato in prevalenza interno
Cilecirca 115.000 tDal picco di 281.000 t nel 2012; quota export 7%
La produzione mondiale di kiwi continua a crescere, trainata soprattutto dalla Cina: l'Italia non produce meno kiwi in valore assoluto rispetto a trent'anni fa in modo semplice da riassumere in un solo numero, ma il suo peso relativo si è ridotto perché il resto del mondo è cresciuto più in fretta. Resta comunque, ad oggi, tra i pochi grandi paesi esportatori del frutto che ha contribuito a portare in Europa.

Dati e stime di mercato: CSO Italy, analisi ripresa da FruitJournal; Coldiretti.

Limiti dell'analisi

L'SSR misura il rapporto tra produzione e utilizzo apparente (produzione più import meno export), non un giudizio di sicurezza alimentare: un valore molto sopra il 100% indica una vocazione all'export, non un margine di sicurezza in caso di shock produttivo.
I dati su produzione mondiale, classifica dei paesi ed export sono stime di mercato e di settore, elaborate da CSO Italy e riprese da Coldiretti e dalla stampa specializzata: utili per leggere la scala del fenomeno, con la metodologia propria di ciascuna fonte, distinta da quella con cui MapTheFood costruisce l'SSR italiano a partire da Eurostat e ISTAT.
Le stime sugli ettari compromessi dalla batteriosi (oltre 8.600 dal 2012) sono cumulative e non depurate dagli impianti eventualmente reimpiantati o recuperati: non indicano necessariamente la superficie compromessa in modo permanente oggi.
Il dato di produzione italiana 2023 (circa 311.000 tonnellate) proviene da una fonte di mercato (Coldiretti) e non è stato incrociato in questa pagina con una fonte statistica ufficiale equivalente a quella usata per l'SSR (ISTAT, dataset 101_1015): può differire da altre stime di settore che collocano la produzione italiana vicino alle 400.000 tonnellate.
Non esiste in questa pagina un dato sulla causa esatta del calo di autosufficienza tra 2023 e 2024: la correlazione con l'annata di raccolto è plausibile ma non isolata da altri fattori (consumo interno, scorte, export).

Cosa manca per completare il quadro →

Fonti e metodo

  • Eurostat COMEXT (DS-045409), commercio import/export di kiwi fresco
  • ISTAT (101_1015), produzione di kiwi in Italia
  • CSO Italy, stime su superficie compromessa dalla batteriosi e sulla posizione dell'Italia nel mercato mondiale, riprese da Coldiretti e da FruitJournal
  • Terra e Vita (Edagricole), andamento della coltivazione del kiwi in Italia negli ultimi venti anni

Scheda completa di ogni dataset nel Registro Dati →